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Cenni storici

La presenza dell'uomo in Valsabbia è documentata da ritrovamenti datati fra i 15.000 e i 5.000 anni a.C. in località "Büs del lader" a Prevalle, nei pressi del laghetto di Dasdana a Bagolino e nella zona delle Cariadeghe a Serle. Dopo il periodo preistorico alcune tribù retiche occuparono le valli bresciane mentre i Liguri, attorno al 1.400 a.C., si stanziarono in pianura e nelle zone pedemontane. Essi occuparono anche il colle Cidneo che chiamarono "bric" (altura rocciosa) diventato poi Brixia ed infine Brescia. Attorno al 1.000 a.C., nell'età del ferro, le miniere delle valli bresciane ricche di questo minerale, cominciarono ad essere sfruttate soprattutto ad opera di maestri della metallurgia etruschi. Verso il 600 a.C. arrivarono i Galli Cenomani che costrinsero i Liguri a cercare rifugio nelle valli. I Cenomani saranno poi alleati dei Romani nel 225 a.C. nella vittoriosa guerra contro i Galli. Nel 42 a.C. i Sabbini diventano parte del "municipio" di Brescia. Dopo la caduta dell'impero romano d'occidente, l'imperatore Giustiniano conferisce, nel 544, ai vescovi la qualità di pubblici ufficiali, dando così inizio al lento costituirsi delle pievi cristiane che, nel periodo di incertezza che seguirà, avranno l'importante compito di custodire la cultura italica fino all'avvento dell'epoca comunale. Le più importanti Pievi in Valsabbia saranno quelle di Gavardo, Vobarno, Bione, Idro e Savallo. Nel 1357 la Valle diventa dominio visconteo sotto Bernabò Visconti ma il governo milanese, molto accentratore, volge la sua politica sul continuo drenaggio di risorse a favore esclusivamente della Signoria. Questa ottica che annulla le autonomie locali a cui i Valsabbini erano molto legati, ha per conseguenza una serie continua di tentativi di ribellione. In questo periodo la Valsabbia, completamente estranea alle esigenze economiche bresciane e milanesi, guarda con favore agli Scaligeri ritenuti più sensibili alle proprie esigenze. Dopo un breve periodo (16 anni) di governo dei Malatesta in cui la Valle ottiene numerosi privilegi, nel 1426, ha inizio la lunga e magnanima dominazione veneziana. Venezia, infatti, avvoca a sè tutte le decisioni "politicamente rilevanti" ma sviluppa tutta una serie di attenzioni per le esigenze locali, attuando un vero e proprio decentramento amministrativo che, ancora oggi può, per certi versi, essere tenuto ad esempio. Da quell'anno Venezia concede numerosi privilegi ed autonomie e si moltiplicano gli Statuti di molti Comuni che fissano le loro regole del vivere quotidiano. La storia prosegue a fasi alterne come alterna era la politica veneziana superando varie crisi e calamità dovuti alla guerra contro i Turchi, alla guerra dei Trent'Anni, alla peste del 1630, con il conseguente irrigidimento fiscale. Nonostante ciò, la fedeltà dei Valsabbini verso Venezia rimase immutata. Il Settecento fu un secolo molto difficile per la Valle: l'economia ristagnava e le carestie si susseguirono tanto che, nel 1764, duecento Valsabbini armati assaltarono il mercato di Desenzano prendendo, senza pagare, 1.500 some di grano. Ma pure in quegli anni non venne messa in discussione l'appartenenza ad uno Stato di cui si condividevano difficoltà, usi, costumi e strategie politiche. Questo fino al punto che, nel 1797, al tramonto di Venezia, i Valsabbini accorsero in aiuto degli "alleati" benacensi aggrediti dai giacobini bresciani al grido di "Viva S.Marco!". Questo episodio, forse anacronistico, dimostra però un profondo senso patriottico, oltre che il bisogno di aiutare chi aveva, come loro, sempre sostenuto la propria autonomia dalle ingerenze di Brescia. La Città, infatti, nei secoli passati le aveva provate tutte pur di mettere mano ai territori del Garda e della Vallesabbia non riuscendo però a mettere un freno alla loro autonomia. Un ottimo esempio del "buon governo" veneziano lo si ha nel 1779. Nonostante fosse ormai alla fine della sua lunghissima vita (durò infatti più dell'impero Romano d'occidente!), lo Stato di S.Marco diede una prova di efficienza tale da fare invidia a certe inefficienze ed incapacità dei nostri giorni. Dopo il tremendo incendio che distrusse in quell'anno Bagolino, in pochissimo tempo, con un grandioso progetto studiato nei minimi dettagli, razionale e completo, vero capolavoro di ingegno ed esperienza amministrativa, la Repubblica ricostruì il paese lasciando quest'opera colossale quasi come testamento dell'efficienza e del buon governo della Valle.

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